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giovedì 19 settembre 2013

Milano Fashion Week


Oddio che ansia, finita quella di Londra ecco che comincia Milano (nessuno mi obbliga certo e c’è anche di peggio nella vita, ne sono certa, ma di questo mi occupo e oramai non c’è più soluzione).  



Apertura ieri, alle ore 12,30 con la sfilata dei gemelli Dsquared e ho adorato la collezione, il mood e l’allure. Quasi un Party Hollywoodiano, con tanto di bar e barman in passerella,  un grande glam  assieme alla loro solita ironia.

Nel primissimo pomeriggio invece quella di Gucci, ma mi astengo. Monotona nei colori e troppe “vestaglie”, basta non aggiungo altro che sarà meglio.

Continuo a lavorare (che mi aspetta anche il White) e voi fate buon week end.










(photo Camera Nazionale Moda Italiana) 



martedì 2 aprile 2013

Gucci Museo


Avevo detto che non sarei andata agli Uffizi, ma da Luisa. E poi dritta agli chicchissimi divanetti del  Cafè di Gucci Museo per un aperitivo.



E così ho visto la mostra. La storia del brand raccontata da meravigliosi oggetti che hanno segnato un’epoca, anzi le epoche, da Guccio Gucci fino agli anni “80. E a conclusione, degli  splendidi abiti da gran soirée per le star americane, datati 2012. Ma qualcosa non mi tornava. Scusi, ma la parte di Tom Ford? Ho chiesto ad una delle guide della mostra (tanto perchè non sto mai zitta). E lei, con un tono imbarazzato e anche un po’ arrossita in volto, mi risponde che la mostra era stata organizzata da Frida Giannini e che quindi. E quindi cara Frida, vorrai mica ignorare che prima di te il grande Tom ha costruito il brand dalle ceneri e che fino al 2004 è stato il direttore creativo? E no, non puoi farlo, soprattutto perché, diciamoci la verità, ti ispiri molto a quello che era il suo stile (e fai benissimo) e anche se oggi sei osannata e fotografata e sei pure diventata mamma, a proposito tanti auguri, non puoi. No. Tesoro, non si può mica cancellare la storia e riscriverla. 
Neanche quella di Gucci. Soprattutto perché noi, l’addio di Tom Ford tra lacrime e petali di rose non l’abbiamo ancora dimenticato. 




(photo Tumblr)


lunedì 4 marzo 2013

WishList


Oppure: Lista dei Desideri.

Che io l’ inglese si sa, lo parlo e lo scrivo benissimo (ridere please).



  
I MANIA: Fare colazione  al Principe (di Savoia, certo). Con pane caldo, croissant croccanti al miele e confetture di marmellata d’albicocche. Caffè bollente servito in porcellane bianche con cucchiaino d’argento coordinato e spremuta di arance (solo) rosse.  Tovaglietta di puro lino con le cifre ricamate. E cameriere in livrea che mi serva al mio solo sospirare. 
E invece mi tocca far colazione a casa, con la moka, che la Nespresso non mi sono ancora decisa a comprarla. I cornetti sono senza uova e senza latte, perché ho ereditato dalla nonna il colesterolo invece che il bauletto di Vuitton e la marmellata è di Castroni (leggi gastronomia famosa nella Capitale, che per fortuna mi sta sotto casa). E pare non mi ami abbastanza per farmi la spremuta, anche se mi scrive “buongiorno principessa” su Whatsapp tutte le mattine.
Mi resta solo la tazza di porcellana comprata ai saldi da Zara Home.

II MANIA: Un fantastico salvadanaio (ma che brava che sono),  per la Balenciaga blu a primavera, per  una Gucci  che ci sta sempre bene. E se ci scappa anche una valigia (piccola, eh) che assieme alla mia speedy 30 per i viaggi , almeno c’ho il coordinato. La giacca nera di Balmain e la Chanel 2,55. 

III MANIA: Cambiare la cover all’I Phone tutti i giorni (ma proprio tutti) che neanche giocassi con i vestitini della Barbie.

IV MANIA: Avere un terrazzo sempre fiorito  con  rose rampicanti di ogni specie e colore  che si affaccia sul mare. Uno qualsiasi, va bene anche Ostia Lido. Ma che sia mare e non il Cupolone,  lo so che è famoso in tutto il mondo, ma a me ha stufato. Tanto a prendere la benedizione a mezzogiorno non ci sono mai andata.

E poi basta, che sarà meglio. Prima che passi per eccessiva, come sempre. 





(photo Tumblr)