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venerdì 4 ottobre 2013

Cose che non imparerò mai


Ho deciso di fare il salto e speriamo sia di qualità. Ma lo farei comunque. Perché fra tanti difetti che ho, c’è anche quello di fare le cose fino in fondo. Come dire, non tollero le vie di mezzo e questo non è certo un pregio. Dunque passo il mio adorato e semiserio blog su dominio, nientemeno il mio nome diventerà .com e già mi viene da ridere. 




Per mia informazione e per imparare, continuo a leggere, vedere e consultare, i blog famosi, per capire come funziona e come si fa. Ma mi sono  arresa ancora prima di cominciare. Leggo di 5mila e più followers con: qual è il vostro outfit preferito con l’apostrofo, 5, 6, 7 o forse 8 puntini sospensivi, a seconda dell'umore (?) e un al maschile apostrofato, dove seriamente si spiega perché il plateau non è più di tendenza neanche fosse la nuova scoperta della medicina (chissenefrega tanto gli stivaletti rosa di Prada mica li butto nella differenziata) e poi didascaliche teorie sulle sfilate, copiate da testi già noti, senza alcun coraggio di esprimere la propria opinione. E ancora, foto che in confronto, quelle che scattava la mia mamma ai miei compleanni con la torta alla crema e la bottiglia di Cinzano, sembravano di  Patrick Demarchelier. Con About Me (che non sia mai scriverlo in italiano) “mi piace l’arte, la filosofia e la storia”. Ma la moda no? Visto che è di questo che tenti di scrivere?

Ma il blog non nasceva come uno spazio personale, senza né direttori e né editori, dove poter scrivere liberamente i propri pensieri ed esprimere finalmente il proprio gusto (magari ad averlo). Scrivere in italiano corretto, ancora prima di tradurre anche in inglese e usare una giusta dose di ironia e di leggerezza, tanto il Premio Nobel per la moda non lo inventeranno mai.

Oppure non ci ho capito nulla.

Così. Per sapere. 




(photo Tumblr)


sabato 28 settembre 2013

A proposito di Spring Summer 2014


Novità anche nello sport. O meglio il trend ha invaso anche il nuoto. Così mi ha raccontato (il mio amico) Christian Zicche, Direttore di www.swimbiz.it



 “Il colore è ormai il tema dominante nella community del nuoto e si può facilmente comprendere nelle scelte di giovani creativi come Debora Silvestro del brand Boneswimmer, che  ha inserito la personalizzazione estrema nel costume. Così anche le cuffie e gli occhialini sono sempre più argomento di sperimentazione continua. Le icone? I nuotatori top naturalmente, sempre più legati all’immagine e al prodotto. E il nuoto nuotato è già un multicolor di passioni e sempre più si delinea un raffinato design e tanta creatività”.

Come dire. La moda anche in piscina. E grazie Direttore della news. 

(testo liberamente tratto dall’articolo di Christian Zicche su Swimbz)






(photo Little Plastic Horses) 


venerdì 27 settembre 2013

Via Tortona


e i miei ricordi.
  

Di quello che fu. La moda e forse anch’io.


Perché è con il suo gruppo che sono nata. E’ da loro che ho imparato quello che sono oggi. Andare a Via Tortona e leggere l’insegna è stato un colpo al cuore e alla mia memoria.

Tutto è cambiato. Lui non c’è più. E anche la moda non è più la stessa.

Perchè la vita cambia sempre, muta, così come la moda, e forse anche il contrario, e non c’è scampo. Persino le persone più care, ad un certo punto, non ci sono più. E non so se si perdono e se mutano anche i punti di riferimento, quelli che si pensava fossero i più saldi.
Non mi è mai stato chiaro, se cambiare è sempre sintomo di andare avanti a tutti i costi. E le memorie diventano sempre più sbiadite, come se non ci fossero più, così come le persone che ci sono state. Ma forse no. Rimane tutto nel cuore.

E per me, resterai il più bel ricordo.









(photo Google)



giovedì 19 settembre 2013

Milano Fashion Week


Oddio che ansia, finita quella di Londra ecco che comincia Milano (nessuno mi obbliga certo e c’è anche di peggio nella vita, ne sono certa, ma di questo mi occupo e oramai non c’è più soluzione).  



Apertura ieri, alle ore 12,30 con la sfilata dei gemelli Dsquared e ho adorato la collezione, il mood e l’allure. Quasi un Party Hollywoodiano, con tanto di bar e barman in passerella,  un grande glam  assieme alla loro solita ironia.

Nel primissimo pomeriggio invece quella di Gucci, ma mi astengo. Monotona nei colori e troppe “vestaglie”, basta non aggiungo altro che sarà meglio.

Continuo a lavorare (che mi aspetta anche il White) e voi fate buon week end.










(photo Camera Nazionale Moda Italiana) 



sabato 14 settembre 2013

La Fashion Week che verrà


ovvero Milano. 




Mai come quest’anno ho ricevuto così tanti inviti (e ancora mi chiedo il perché, sarà mica colpa del blog?).

Ma c’è una cosa che mi innervosisce, anzi mi fa una profonda tristezza.  Sono tutti scritti in inglese. Certo è la lingua del futuro, che regala quell’allure di essere (o sentirsi?) cittadini del mondo.
Ma il Calendario delle sfilate (party, eventi e affini) si svolge in Italia e non credo basti scrivere gli inviti in inglese per internazionalizzarsi.

Anzi, penso che sottolinei ancora di più il provincialismo di cui soffriamo. 

Pare proprio: il vorrei, ma non posso. Ecco.
Ma è solo un’idea mia e so’ la solita polemica. 







(Photo Little Plastic Horses)


giovedì 12 settembre 2013

Il N° 21


sarà il mio numero per questo autunno (inverno compreso). 



E di sicuro mi porterà fortuna. Ne sono certa, perché sono anche un po’ maga (o strega, come volete, tanto non mi offendo). Il numero del mio adorato Alessandro Dell’Acqua sono certa che sia il mio talismano di quest’anno.

Grazie caro Alessandro. Perché è da te che ho imparato che si può essere chic senza essere minimalisti, che dell’essenziale non sopporto neanche il termine e di semplice, io, non ho nemmeno i pensieri.
E sempre grazie. Perché da te ho anche imparato che la felpa, con la gonna al ginocchio è giustissima e tremendamente snob (perché sono pure quello) e non avrò pace finché non andrò in giro con le tue scarpe piatte e i calzini decorati.

Poi un’altra cosa. Ti adoro, non lo dimenticare.










(photo Tumblr)


mercoledì 11 settembre 2013

Il (giovane) stilista che non c’è


o designer. Chiamatelo come volete.




Pare che la mia frase: “ma i giovani (talenti) italiani dove stanno? Abbia scatenato una polemica, che in verità intendo continuare.
E si, perché non ne posso più di ascoltare e leggere che in Italia nessuno si occupa dei (poveri) giovani. Che sarà anche la verità, ma di quelli (davvero) bravi, personalmente non ne ho mai incontrato nemmeno uno. Da (semplice, eh) professionista del settore, spesso sono invitata a concorsi per esordienti e final work vari,  su passerelle ufficiali e non. E mai, dico mai, ho visto un giovane di vero talento. Sempre e solo abitini con paillettes e piume, con al massimo una manica diversa dall’altra e orli asimmetrici. Mai nelle (continue) e mail che ricevo di giovani che si spacciano persino per designer di gioielli, vedo cose diverse da braccialetti e collanine in filo di cotone e perline. Mai ho incontrato davanti alle vetrine di Prada (o di altri brand) folle di ragazzi a prendere appunti e mai a fare foto davanti agli styling di Zara (che quest'anno copia addirittura Balenciaga). Mai ho visto giovani in libreria a comprare (e leggere) libri sulla moda e nemmeno fare la fila in edicola per Vogue America. Quella sotto casa, ha due sole prenotazioni, la mia e di qualche altro fanatico, mio (sconosciuto) vicino di casa.

Sarà certamente vero che (forse) Franca Sozzani è lontana dai giovani. Ma chi dovrebbe aiutare, ditemi. Che intanto rimango della convinzione: non esistono geni incompresi, anche alla lunga e con tutte le difficoltà del caso, chi è talentuoso per davvero, prima o poi, da qualche parte, si nota. E gli ultimi bravi hanno la mia età, di 25enni, nemmeno uno.

Accettate un consiglio dalla zia, fatevi un esame di coscienza. O cambiate lavoro. 









(photo Mes Illusions Sous Ecstasy) 



lunedì 9 settembre 2013

Must Have – Diva


Fall Winter 2013 modalità divina.

Almeno per un giorno.

Solo nel look.



Dedicato a quei momenti in cui ci sentiamo un po’ speciali. In quelle  mattine in cui, guardandoci allo specchio pensiamo di noi stesse, che in fondo, ma proprio in fondo, non siamo niente male e ci meritiamo di essere dive.

In quei giorni in cui abbiamo la forza di spaccare il mondo e anche il cuore (di qualcuno), ecco. Proprio per quei giorni, il mood è divino. 

Ci fa sentire belle come nessuna. 

Ed è solo un gioco (ironico) e di moda.











(photo Tumblr)