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sabato 12 ottobre 2013

La Moda non è solo passerella


ma Industria.


E vorrei che questa cosa si ripetesse (e si ricordasse) più spesso. 


L’Università Bocconi stima il settore globale della Moda in 17 trilioni di dollari, ma tranquilli che i ricavi più alti, non sono italiani. Anche se, nella sola città di Milano, il settore Moda rappresenta il 21% del PIL della città ed è dunque trainante sia per l'economia della città stessa che del Paese. A Milano ci sono più di 7mila imprese legate al mondo del fashion, con un fatturato di circa 100 miliardi di euro e volumi di 4 miliardi.
Ma il comparto italiano soffre e risulta appetibile - aggredibile dall'estero e i brand italiani sono sempre più comprati da grossi gruppi stranieri (leggi francesi). 
E così il Made in Italy va lentamente scomparendo.

A volte bisognerebbe parlare e scrivere anche di questo.

E non solo di mood. 




(photp Little Plastic Horses)


giovedì 10 ottobre 2013

Il romanticismo


ovvero quella strana cosa, che fa sempre bene al cuore.



Ed è quello che ho scoperto di me stessa (e chi lo avrebbe mai detto) alla sfilata di Peter Langner.

Ho sempre creduto di non essere romantica e che la luna di notte, assieme alle stelle, fossero cose per signorine d’altri tempi, mica per toste come me, che nascondono la timidezza dietro all’ironia e che diventano sì rosse, ma tanto sotto alla cipria non si vede, che celano l’imbarazzo parlando d’altro e che scherzano non poco quando un complimento diventa troppo palese. Che non hanno mai creduto al principe azzurro, ma intanto prendono un treno per una cena, non ammettendolo neanche davanti allo specchio, tanto serve per truccarsi e non certo per confessare verità. Ma poi si commuovono fino alle lacrime, alla sfilata di Peter, pensando che forse sarebbe meraviglioso poter indossare quell’abito bianco ricoperto di rose e poi anche quello fucsia con lo strascico, ammettendo che il romanticismo può stare anche in passerella e che persino degli abiti possono essere pura poesia. Grazie Peter, perchè mi hai fatto sognare per davvero e dal tuo show room a Milano (in via Morone 6 e scusate se è poco), ci passerò un po’ più spesso.

Ti adoro e questo è tutto.








(photo mie)



venerdì 27 settembre 2013

Via Tortona


e i miei ricordi.
  

Di quello che fu. La moda e forse anch’io.


Perché è con il suo gruppo che sono nata. E’ da loro che ho imparato quello che sono oggi. Andare a Via Tortona e leggere l’insegna è stato un colpo al cuore e alla mia memoria.

Tutto è cambiato. Lui non c’è più. E anche la moda non è più la stessa.

Perchè la vita cambia sempre, muta, così come la moda, e forse anche il contrario, e non c’è scampo. Persino le persone più care, ad un certo punto, non ci sono più. E non so se si perdono e se mutano anche i punti di riferimento, quelli che si pensava fossero i più saldi.
Non mi è mai stato chiaro, se cambiare è sempre sintomo di andare avanti a tutti i costi. E le memorie diventano sempre più sbiadite, come se non ci fossero più, così come le persone che ci sono state. Ma forse no. Rimane tutto nel cuore.

E per me, resterai il più bel ricordo.









(photo Google)



giovedì 26 settembre 2013

Cose da Fashion Week II parte


Inutile dire che quella santa donna della mia amica è stata con me a Milano e dove ho potuto (spesso l’invito è nominale) l’ho portata con me. 

Di seguito ecco quello che ha scritto e scattato, perchè anche le foto sono le sue.




<< La mia amica mi chiede un parere, ovvero la fashion week vista da una donna del popolo. Eh si. Perché se fino a ieri pensavo che la moda fosse eleganza, conoscenza dei tessuti e soprattutto accostamenti di colori. Beh, mi sbagliavo di grosso.
Ho sempre creduto nella donna manager vestita Giorgio Armani (come la sottoscritta). A Milano invece, mi sono sentita una povera provinciale e anche di basso rango. Non mi sarebbe mai venuto in mente di indossare delle scarpe stringate (modello da uomo) in tre colori, senza calze e per di più con un vestitino corto, corredato anche da cappello in tinta e nemmeno un abitino bianco estivo con anfibi invernali. E ancora stivali di pelo con lungo gilet di pelliccia stile yeti, mentre in verità,  morivo dal caldo caldo nella t shirt Dolce & Gabbana (che è il massimo della mia trasgressione). Per non parlate delle russe. Ore 9,00 del mattino e vestito largo di pizzo bianco e blu, scarpe con tacco alto, borsa rossa di Vuitton e capelli platino.
Ma al di là dello street style, in verità ho apprezzato e compreso (forse per la prima volta)lo sforzo fisico, lo stress psicologico, l'impegno economico e tutta la fatica che c'è dietro.
E' facile stare fuori ad un grande portone, in attesa che inizi una sfilata a criticare chi vuole essere riconosciuto a tutti i costi. Ma la moda, in verità è industria, lavoro e da oggi ne sono certa. 

Tesoro non so se era quello che volevi, ma faccio l'affittacamere e non la blogger, quindi accontentati.

Baci. T.V.B. >> 








Cose della Milano Fashion Week



Sono tornata a casa stracarica, oltre che della valigia e dei due sogni che avevo portato con me, di riviste di moda, di foto, annotazioni e regali. Insomma di tutto un po’, compreso l’invito di Grinko, ancora intatto nel suo fiocco. 

E anche se all’ingresso della sfilata c’era un simpatico fanciullo con un tono che sapeva di iddio in terra, sono riuscita ad entrare, rispettando silenziosamente la fila, come faccio sempre. Tollero poco i ”lei non sa chi sono io” (anche se non sono nessuno), ma a volte bisognerebbe insegnare ai gentili ragazzi che sono “solo” del servizio d’ordine” e che i toni arroganti sono poco educati. Ma pazienza, pure queste sono cose da fashion week.

E (per fortuna) le sfilate sono tutt’altra cosa. Come quella di Sergei Grinko e della sua collezione sport – chic, fresca, raffinata e moderna, applauditissima anche dal Cavalier Boselli in prima fila.

Viva i designer (giovani) sempre, e le loro idee. 

alla sfilata








al party




(photo mie)




giovedì 19 settembre 2013

Milano Fashion Week


Oddio che ansia, finita quella di Londra ecco che comincia Milano (nessuno mi obbliga certo e c’è anche di peggio nella vita, ne sono certa, ma di questo mi occupo e oramai non c’è più soluzione).  



Apertura ieri, alle ore 12,30 con la sfilata dei gemelli Dsquared e ho adorato la collezione, il mood e l’allure. Quasi un Party Hollywoodiano, con tanto di bar e barman in passerella,  un grande glam  assieme alla loro solita ironia.

Nel primissimo pomeriggio invece quella di Gucci, ma mi astengo. Monotona nei colori e troppe “vestaglie”, basta non aggiungo altro che sarà meglio.

Continuo a lavorare (che mi aspetta anche il White) e voi fate buon week end.










(photo Camera Nazionale Moda Italiana) 



sabato 14 settembre 2013

La Fashion Week che verrà


ovvero Milano. 




Mai come quest’anno ho ricevuto così tanti inviti (e ancora mi chiedo il perché, sarà mica colpa del blog?).

Ma c’è una cosa che mi innervosisce, anzi mi fa una profonda tristezza.  Sono tutti scritti in inglese. Certo è la lingua del futuro, che regala quell’allure di essere (o sentirsi?) cittadini del mondo.
Ma il Calendario delle sfilate (party, eventi e affini) si svolge in Italia e non credo basti scrivere gli inviti in inglese per internazionalizzarsi.

Anzi, penso che sottolinei ancora di più il provincialismo di cui soffriamo. 

Pare proprio: il vorrei, ma non posso. Ecco.
Ma è solo un’idea mia e so’ la solita polemica. 







(Photo Little Plastic Horses)


mercoledì 4 settembre 2013

E che la Sagra della Moda


abbia inizio.




A settembre si ricomincia. L’anno scolastico, il lavoro, l’elenco dei buoni propositi (personalmente mi iscrivo persino in palestra) e certo anche la moda con i suoi calendari.

Così (quasi) pronte le Fashion Week e le Vogue Fashion’S Night Out in tutte le Capitali.
Roma esclusa (ma in compenso si tiene a Milano e a Firenze) e non fate domande inutili, per favore. Perché non c’è risposta.
Non si fa e punto. Rassegnatevi.

Che a Roma abbiamo già il Papa, ma la Moda no. E nella vita non si può avere tutto. 







(photo Tumblr)